Oratorio Santa Caterina delle Ruote
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Descrizione
La costruzione dell’Oratorio fu avviata intorno alla metà del XIV secolo per volontà di alcuni esponenti della ricchissima e influente famiglia Alberti. Affermati mercanti e banchieri al servizio del papa, proprietari di terreni e palazzi in quest’angolo a sud-est di Firenze, decisero di abbellirlo con una piccola chiesa che rispondesse anche alle esigenze devozionali della famiglia. La chiesetta fu edificata in onore di santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, patrona dell’autorevole corporazione fiorentina dei giudici e notai, cui in passato molti Alberti, esercitando la professione giuridica, erano stati iscritti.
All’esterno l’edificio si caratterizza per un’estrema semplicità: un piccolo e compatto parallelepipedo con muri in filaretto di pietra alberese mista a macigno, coperto da un tetto a capanna. Al corpo rettangolare, cui corrisponde all’interno un’unica navata, si aggiunge sul retro un piccolo vano absidale coperto da un tetto a tre falde e un campaniletto a vela. All’oratorio si accede da un unico portale aperto sotto il centro della facciata principale, sormontato da un’ampia tettoia a protezione degli affreschi che un tempo abbellivano la lunetta (Madonna col Bambino e due angeli, oggi conservata all’interno) e le pareti laterali (figure di santi, ormai scomparse). Sull’architrave del portale è ben visibile lo stemma in pietra della famiglia Alberti, con due catene che si incrociano; il fondo dello stemma è blu, ma lo si scopre solo una volta entrati, quando dalla semplicità monocromatica dell’esterno si passa alla miriade di colori degli affreschi dell’interno.
L’unica navata è divisa in due campate da un grande arco a sesto acuto: se quella più prossima all’entrata è completamente spoglia di decorazioni, l’altra, l’abside e le relative volte sono decorate da splendidi affreschi, che in gran parte illustrano le vicende della giovane egiziana dedicataria dell’edificio. Secondo la tradizione, Caterina fu martirizzata nel 305 d.C., al tempo delle persecuzioni contro i cristiani, per aver rifiutato il culto pagano e aver convertito con sapienza e fermezza numerose persone, tra intellettuali, persone di corte e semplici individui. Incarcerata, fustigata, sottoposta al supplizio di ruote uncinate, fu alla fine decapitata e il suo corpo trasportato dagli angeli sul Monte Sinai.
Prime a essere affrescate furono, nei primi anni Sessanta del secolo, l’abside e le pareti laterali dell’arco d’ingresso alla scarsella: i quattro episodi della vita della santa, l’Annunciazione, san Benedetto e il santo diacono, evangelisti, profeti e santi, così come le figure di santa Caterina e sant’Antonio abate furono opera di un anonimo maestro, noto come Maestro di Barberino, e di un giovane Pietro Nelli. Interrotta per qualche anno, la decorazione riprese poi sul finire degli anni Ottanta, quando gli Alberti chiamarono a completare gli affreschi della parete dell’arco trionfale e a decorare l’insieme della seconda campata, Spinello Aretino, uno dei più brillanti artisti dell’epoca. A lui si devono le scene con protagonista santa Caterina, i quattro Evangelisti sulle vele della volta, gli apostoli nel sottarco tra prima e seconda campata e i due santi sottostanti, san Francesco e san Ludovico di Tolosa, così come, infine, la zoccolatura con la schiera dei profeti. A Spinello Aretino sono attribuiti anche l’affresco della lunetta sopra il portale e le immagini di santi che un tempo decoravano le pareti laterali della facciata esterna. Fu invece Agnolo Gaddi a realizzare in quegli stessi anni il trittico con Madonna col Bambino e angeli tra i santi Andrea e Lorenzo, che sarebbe rimasto sull’altare fino al 1921, quando, dopo un furto e il successivo ritrovamento, si ritenne più sicuro trasferirlo agli Uffizi.
Poco dopo la realizzazione degli affreschi della seconda campata, la decorazione si interruppe e non fu mai ripresa. La famiglia Alberti rimase infatti vittima delle lotte oligarchiche che infiammavano Firenze in quegli anni: sconfitta, fu costretta all’esilio e i suoi beni, oratorio compreso, furono sequestrati dalla Repubblica fiorentina. Ebbe avvio allora un lungo periodo di decadenza e incuria.
Tra 1626 e 1628 l’allora rettore intraprese pesanti ammodernamenti: fece costruire una sagrestia a fianco dell’abside e fece aprire un passaggio per accedervi, distruggendo una porzione affrescata sul muro dell’arcone absidale; fece probabilmente scavare la nicchia sul muro destro della scarsella e imbiancare tutti gli affreschi dell’abside; a lui si deve con ogni probabilità anche l’apertura di un passaggio che metteva in diretta comunicazione l’oratorio con l’edificio a fianco. Nel corso dei secoli successivi le condizioni dell’oratorio, utilizzato anche come rimessa agricola, andarono peggiorando, nonostante anche alcuni interventi di restauro. Dopo un’infinita serie di passaggi di proprietà, l’oratorio è divenuto patrimonio del Comune di Bagno a Ripoli nel 1988 e è stato sottoposto a un accurato restauro tra 1996 e 1998. Oggi ospita esposizioni, concerti, eventi culturali e matrimoni civili.
Visitabile la domenica mattina dalle 10 alle 13 (tranne che il 1° gennaio, a Pasqua e il 25 dicembre), oppure su appuntamento nei giorni feriali da concordare con l'ufficio cultura scrivendo a ufficio.cultura@comune.bagno-a-ripoli.fi.it
La domenica mattina è possibile pagare l’ingresso in contanti presso l’Oratorio. Negli altri giorni, invece, dopo aver concordato l'appuntamento è necessario procedere al pagamento del biglietto di ingresso seguendo le istruzioni presenti al seguente link:
Oratorio Santa Caterina e eventi culturali | Bagno a Ripoli
Modalità di accesso
Per l'accesso alla sede e gli orari di apertura si invita a rivolgersi ai contatti sotto indicati.
Non sono presenti barriere architettoniche.
