4 novembre 1966 – 4 novembre 2026.
Sessant’anni dopo l’Alluvione.
Quel terribile giorno in cui l’Arno, da amico placido, mostrò il suo volto più oscuro, seminando paura, morte e distruzione. Non solo Firenze, non solo la Toscana. Il mondo intero oggi ricorda quell’ondata di fango che travolse città, paesi e comunità. 36 furono le vittime, migliaia le opere d’arte danneggiate. E straordinaria fu la mobilitazione di solidarietà. Migliaia di Angeli del fango arrivarono da ogni angolo del mondo per aiutare Firenze a rialzarsi. Le immagini di quella distesa di fango che copriva tutto sono marchiate a fuoco nella memoria collettiva.
Anche la Valle dell’Arno pagò un prezzo altissimo, in termini di vite umane e devastazione. Anche Bagno a Ripoli e Pontassieve, due comunità profondamente legate all’Arno, furono duramente colpite. E proprio da qui, nonostante tanti avessero perso tutto, partirono in molti, armati di stivali e pale, per diventare Angeli del fango. In prima linea al fianco della propria gente, della propria città.
"Oggi, a nome delle comunità di Bagno a Ripoli e Pontassieve, siamo qui, nei pressi delle Gualchiere di Remole, confine naturale tra i nostri due comuni, per rinnovare l’impegno a fare tutto il necessario perché una simile tragedia non si ripeta", affermano i sindaci Francesco Pignotti e Carlo Boni.
"Alle acque dell’Arno affidiamo un fiore perché porti con sé la memoria di tutti coloro che persero la vita.
E per rinnovare il nostro grazie profondo alle donne e agli uomini che aiutarono Firenze e la Valle dell’Arno a ricominciare", dicono i due sindaci.
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